Trascendere la mente

In che modo, ad esempio, possiamo dominare e poi trascendere il pensiero individuato? Per comprendere questo processo prima di tutto è bene capire il funzionamento della mente. Raffiguriamoci la mente come una sostanza-energia vibrante che, tramite il suo ritmo, può assumere diverse forme con caratteristiche qualitative indefinite. Paragoniamola all’argilla con cui possiamo “plasmare” molteplici forme come vasi, giare, statuette e così via. La sostanza mentale plasma e ritma immagini che poi vengono concettualizzate o rappresentate mediante idee e concetti.
È bene soffermarci sulla parola “immagine”; infatti, quando pensiamo formuliamo dei ritmiimmagini aderenti ai vari oggetti. Così, osservando un albero plasmiamo la nostra mente a immagine dell’albero; in altri termini, adeguiamo la nostra sostanza ai ritmi dell’albero.
Possiamo anche chiudere gli occhi e vedere questa immagine nella nostra spazialità mentale (tale procedimento si chiama visualizzazione); quindi, la nostra sostanza mentale non fa altro che “assumere la forma” degli oggetti percepiti e osservati.
Abbiamo detto che la mente svolge anche un’altra funzione: quella di ideare e concettualizzare; cioè trasforma l’immagine o l’oggetto in termini di concetto e poi di linguaggio per poter comunicare e trasmettere verbalmente.
Inoltre, la mente per ideare l’immagine dell’albero e afferrare la forma dell’ albero, per impossessarsene e plasmarsi convenientemente, occorre che esca da sé, dalla sua quiete.
Abbiamo quindi questa sequenza:
Sostanza mentale
1° fase – Immagine
2° fase – Concetto
3° fase – Parola-Suono
19. L’immagine mentale dell’albero, ovviamente, assume la funzione di oggetto e se esiste un oggetto deve pur esserci un soggetto. I due sono sempre interrelati, interdipendenti. Se, ancora, facciamo esperienza diretta dell’ intero processo, notiamo che questo soggetto cambia col cambiare degli eventi-cose; lo stesso soggetto può essere allegro, triste, euforico, ecc. Quel soggetto che è stato triste viene contraddetto dal soggetto che diventa allegro, ecc. Un oggetto può prima rallegrare poi rattristare lo stesso soggetto. L’io e il non-io sono sempre dati di relazione, sono in movimento e quindi aleatorio
Possiamo concludere che il soggetto e l’oggetto rappresentano momenti psicologici, quindi sono tempo-spazio. Se sono movimenti ci dev’essere di conseguenza un qualcosa di stabile che percepisce i differenti movimenti e li collega: questo qualcosa non è altro che la coscienza la quale, appunto, è cosciente dell’ alternarsi dei vari moti del soggetto e dell’oggetto.
Abbiamo perciò:
Coscienza – soggetto – oggetto
Così, dei tre, la coscienza risulta la costante essendo presente nelle varie modificazioni mentali, e anche quando la stessa mente tace; difatti, riconosciamo di non aver alcun pensiero, cioè di non aver “proiettato” il soggetto e l’oggetto. È lo stato della coscienza pura di là dal tempo, dallo spazio e dalla causa.
In che modo, dunque, possiamo dominare e trascendere la mente di relazione e quindi individuata?
Da quanto abbiamo esposto si può dedurre che il risultato può ottenersi “separando” il soggetto-oggetto dalla coscienza per poi “fissare” la stessa coscienza su se stessa. Così facendo la coscienza-consapevolezza diventa assoluta padrona del movimento dualistico fino a fermarlo, se lo desidera. È a questo punto che si può riconoscere che dei tre l’unica realtà-costante è la consapevolezza la quale è ipseità; vale a dire, non dipende da altro se non da se stessa. L’io mondo è sparito; i due fattori, che sono divenire e relatività, vengono risolti, integrati, trascesi.