PROIEZIONE-IDOLO (aspettative illusorie ideologico-politiche)

Copertina libro quale democrazia

“Se vuoi trasformare la società in una comunità di esseri liberi e pacifici, incomincia a trasformare te stesso”.

 

 Quando l’individuo cerca di risolvere i problemi sociali-esistenziali proietta un’immagine che chiama “politica”, incarnata spesso in un ideologia politica e in un “partito politico”; .. nasce un idolo che può essere esaltato fino al fanatismo.

Lungo il tempo le aspirazioni dei popoli sono state riposte nell’avvento di un Messia, del Regno celeste, del Superuomo, della scienza, della democrazia, della dittatura, ecc. Ma questi avventi non sono altro che proiezioni, immagini cariche di aspettative e di poteri taumaturgici. Gli idoli, creati dalla mente esteriorizzante e proiettiva, sono narcotici che offuscano la consapevolezza dell’essere.

E’ inevitabile che, fino a quando la mente pone fuori di sé la sua salvezza, l’ “io” vive e si perpetua, finché sussiste l’io accaparratore, acquisitivo e reattivo, non c’è alcuna politica o scienza che possa dare salvezza. Molti proiettano sull’idolo qualità di giustizia sociale, di fratellanza, di ordine, ecc.., ma il soggetto operante non vive in sé queste qualità e non può viverle perché le ha proiettate, divenendone alienato. Molti fanno addirittura una rivoluzione per cambiare le cose, per creare giustizia; ma conquistato il potere, quelle stesse persone che hanno combattuto per abbattere l’ingiustizia commettono altrettanta ingiustizia dei predecessori, magari in forme diverse. Ciò avviene perché essi hanno proiettato un’immagine rivoluzionaria…, senza essere, o incarnare la vera essenza della rivoluzione. Fino a quando non siamo noi stessi permeati di giustizia, di ordine e di compostezza, non potremo mai trionfare sull’ingiustizia sociale. La politica è un potentissimo idolo che ha milioni di devoti, di fedeli e anche di fanatici … in nome della giustizia e del progresso sociale si commettono delitti detestabili e irrazionali. Tutte le strade della filosofia del divenire portano alla stessa meta: L’ALIENAZIONE.

 

La filosofia dell’essere, quella Philosophia perennis che promana dal Principio, è dell’avviso che il problema fondamentale umano risieda nella stessa coscienza dell’essere; solo rientrando in sé si può riconoscere la possibilità di avere la pace, l’armonia e il benessere.

 

Per l’individuo che si basa sull’esperienza è reale ciò che gli sta di fronte, cioè l’oggetto proiettato, e per quanto un attimo dopo possa vederlo svanire, tuttavia lo reputa ugualmente reale; non potendo o volendo percepire altre possibilità espressive della realtà, è costretto a riconoscere reale ciò che diviene, ciò che in fondo esiste e non esiste. Se poi scende a dimensioni politiche, allora considera realtà il benessere materiale, la produzione, il semplice bene di consumo.

In verità, quando l’uomo pone la realtà fuori di sé, egli non solo vive di sottomissione e di alienazione, ma la stessa realtà è per lui sempre sfuggente e irraggiungibile.

La mente ha la caratteristica di porre fuori di sé la sua esistenzialità, ella si muove proiettando e trascinando la coscienza a identificarsi con le sue proiezioni.

 

Ora, noi dobbiamo gradatamente conquistare il controllo del movimento pensativo e poi operare il distacco dalle proiezioni o immagini pensate. Controllo del movimento psichico e conseguente distacco dai prodotti pensati sono lo scopo preliminare di ogni seria ascesi.

 

Per attuare questo processo necessita … maggiore vigilanza, maggiore volizione, maggior equilibrio e maggiore centralità coscienziale.

Fino a quando c’è alienazione, il Principe (il salvatore, il politico forte, il messia …) è indispensabile. L’anarchia è utopica. 

L’individuo ha una sola via maestra, quella di riorientarsi verso il Polo, quella di risolversi nell’Essere e di ritrovarsi come Principe di se stesso. Il vero rivoluzionario è colui che attua questo riorientamento.

Vi è un’iterazione reciproca tra il Principe e il popolo. Il Popolo si foggia l’immagine e crea il suo Principe. Poi il Principe, gradatamente, innocentemente, dolcemente (a volte bruscamente) si foggia il popolo. Le rivoluzioni spesso implicano solo cambiare immagine, proiezione del Principe e seguire un altro. Padrone e servo sono legati ad una stessa fune: la schiavitù del divenire.

 

Ora il popolo non è sempre solito mettere alla propria testa, in posizione eminente, un solo individuo, mantenerlo, farlo crescere e ingrandire ? – Si .. – Allora è chiaro che tutte le volte che nasce un tiranno, esso spunta dalla radice del protettore (popolo) e non da altra parte.  …”. (Platone – Repubbl. VIII).