Come nasce la coscienza
Come nascono i contenuti
Raphael rivolgendosi ad un interlocutore, che ha avuto anche esperienze di droga, affronta il problema di come nascono i contenuti mentali e quindi la coscienza.
“….hai pensato alla droga perché ti ha costretto un’istanza d’insoddisfazione che preesisteva all’idea-droga. Istanze d’insoddisfazione, d’inappagamento, d’irrequietezza che, a livello inconscio, rimangono indeterminate, non ancora qualificate …. Paragoniamo la mente all’oceano. Questo rappresenta una particolare sostanza atta a produrre un’onda, un pezzo di ghiaccio, ecc. Così, la mente è un certo tipo di sostanza impregnata di consapevolezza, volontà, intelligenza, ecc., atta a produrre certe cose, ad esempio un’idea-immagine. Dal momento che un contenuto subconscio non è altro che un evento-idea cristallizzato, coagulato, possiamo confrontarlo col pezzo di ghiaccio, il quale, appunto, è un contenuto di acqua cristallizzato, solidificato.
L’associazione di idee rappresenta il continuo flusso delle onde del mare, un’onda segue l’altra ed è motivata dalle stimolazioni subconscie. La memoria è un fatto, un’idea, un’immagine che hanno lasciato un solco nella sostanza mentale. Abbiamo, così, questa sequenza: istanza subconscia, movimento emozionale, ideazione e concettualizzazione dell’istanza-movimento, azione. L’istanza o la spinta germinale inconscia può produrre un movimento attrattivo o repulsivo. Dalla sua condizione inconscia e indeterminata, lentamente viene a qualificarsi e oggettivarsi.
… C’è stato un tempo in cui la tua mente era libera da tale contenuto, ma non dall’istanza d’insoddisfazione. Un bel giorno, o meglio un brutto giorno, una stimolazione l’ha colpita ed essa, essendo già predisposta, ha recepito il messaggio; in altri termini, ha risposto. Che cosa è avvenuto poi? Il piacere provato è stato di una forza tale da solcare la sostanza mentale e impiantare la radice. Dopo qualche tempo è affiorato il ricordo, riportato dalla radice, che ha sospinto l’immaginazione mentale a proiettare l’evento; quando l’intera consapevolezza viene oberata dall’immagine mentale non c’è più scampo, la precipitazione a livello oggettivo è inevitabile. Avendo ripetuto l’evento, la radice, a sua volta, ha prodotto un seme, un piccolo atomo-forza condizionante. A questo punto l’esperienza si è concretamente cristallizzata nelle profondità della mente. Così, nella tua spazialità psichica esisteva ormai un nucleo-forza tale da costringerti ritmicamente al movimento emotivo e all’immagine-pensiero. La mente era necessitata a pensare l’oggetto del suo condizionamento, non esperiva altra idea-immagine se non quella che aveva radicato e impresso nella sua struttura. Che cosa possiamo dedurre da tutto ciò? Che la mente, un tempo libera dal pensiero della droga, gradualmente è caduta nella necessità e nella schiavitù.
Questo processo si verifica anche con il sesso, con la vanità, con l’autoaffermazione, con l’odio, ecc…, tutte droghe che offuscano e sviliscono la coscienza dell’essere.
… siamo figli della necessità perché ci è sfuggita di mano l’autodeterminazione. L’umanità è drogata e non se ne accorge. Vive sotto l’imperio dell’esaltazione dell’odio, dell’amore sensoriale, dell’autoaffermazione, del potere e di altre droghe che offendono la ragione e l’intelligenza.
Rif: Dopo aver compreso che la nascita dei contenuti è causata dall’istanza di insoddisfazione, possiamo analizzare qual è la causa dell’insoddisfazione.
La causa dell’insoddisfazione che sospinge a sperimentare incompiutezze
Quando, per una libera determinazione, si “esce” dalla propria natura e ci si identifica con le proprie “ombre”, fino a quando non si rientra o ci si sveglia dal torpore dell’identificazione, si vive nell’insoddisfazione. Questa però risulta salutare dal momento che sospinge la coscienza, identificata con l’ombra, a trovare la sua completezza.
Per molto tempo cerca fuori di sé l’oggetto di compiutezza (da qui tutte le gratificazioni di cui abbiamo parlato), ma alla fine non può non arrendersi e ricadere su se stessa: è il momento del ritorno e del rientro. Allora ci si accorge che tutte quelle gratificazioni necessitavano e rappresentavano semplici compensazioni.
L’io stesso nasce come evento compensatorio. Ecco perché non potrà mai saziarsi.
L’egoismo è la legge dell’io, rappresenta la legge del suo sopravvivere. L’io è assetato di concetti, di affetti e di istinti perché deve sopperire alla sua non-assolutezza e non-realtà; deve far fronte, quindi, alla sua caducità. Si attacca e aderisce agli oggetti perché spera di trovare nelle cose-eventi la sua perpetuità e la sua felicità.
Il mondo che hai di fronte è il mondo dell’io, ma la tua Realtà non è di questo mondo. Nel mondo dell’io non potrai mai trovare la compiutezza e la soluzione dei tuoi problemi di fondo; posso dirti che nessuna ideologia socio-economico-politica potrà mai risolvere la problematica dell’io.
L’io ha solo un inevitabile destino: quello di morire. Ma è proprio con la sua morte che la Realtà scaturisce e zampilla come fonte di vita immortale. Avendo noi perso la Beatitudine senza oggetto, la sostituiamo con quella sensoriale oggettiva. Avendo perso la Conoscenza principiale-universale la sostituiamo con l’erudizione quantitativa dei fenomeni, e così via. Noi viviamo di “surrogati”, di “sostituti”, di compensazione e di alienazione.