Arte – Azione tradizionale

Che cosa s’intende per arte (azione) ? In che senso può essere utilizzata come mezzo di elevazione?
“Vi è una sola arte (azione) ed è quella che svela adeguatamente l’Idea (Principio) per mezzo della forma-volume”. (ci si riferisce alla Filosofia dell’Essere applicata al dominio dell’arte-azione)
L’arte della filosofia del divenire ha come punto di riferimento il “corpo” o la “forma” in senso lato, fine a se stesso, e come strumento espressivo il sentimento estetico, cioè il sentire; ha quindi come oggetto ultimo la “forma”, il volume, e come strumento percettivo e d’interpretazione il sentimento, vale a dire l’attrazione-repulsione. L’arte deve piacere alla “sensibilità egoica”, per cui l’opera d’arte è relativa e contingente alla stessa relatività e caducità dell’io. In altri termini, è un’arte che nasce dal sentimento egoico (da qui anche la mania del “personalismo” artistico) ed è diretta al godimento estetico del singolo. Sotto questa prospettiva, essa viene appiattita e costretta in una semplice dimensione orizzontale per cui non solo è mortale, ma non è neanche educativa perché, appunto, non tocca l’essenza stessa dell’essere, non stimola la profondità trascendente della persona.
L’Arte della Filosofia dell’Essere ha come punto di riferimento l’Idea, il Principio, il Bello puro, il Vero; come strumento percettivo l’intuizione super conscia (mentre l’artista della filosofia del divenire prende molto dalla sfera subconscia e psichica intermedia) e come supporto di precipitazione la forma, il volume.
L’estetica della Filosofia dell’Essere non è in relazione con il piacere-dolore, con l’attrazione-repulsione, con il godimento-piacere o ripulsa, ma è in relazione con la Bellezza, con l’Armonia, con l’accordo dell’Archetipo o Idea (Principio). Ciò implica che l’estetica tradizionale è uno “stile d’espressione”, uno “stile di vita”, un “modo di essere”. Essa cerca di rendere l’animo sensibile al Bello universale che è l’espressione dell’Artista o Architetto principiale.
Per la Tradizione primordiale l’arte è ricerca, è slancio verticale per captare il Vero e il Bello e, nello stesso tempo, manifestazione orizzontale per svelare la commensura geometrica dei toni luminosi.
L’artista della filosofia del divenire è suscitatore di piacere sensoriale, quello della Filosofia dell’Essere è suscitatore di Armonia con la vita universale.
Dalla prospettiva tradizionale ogni forma-corpo viene vista come un’architettura che sprigiona la Bellezza dell’Idea (Principio); chi contempla attraverso la forma vede la sublime Bellezza della geometria archetipa dell’Essere. La forma è un supporto di contemplazione degli Intelligibili, quindi di elevazione all’Armonia e al Bello che sono in noi. L’arte così concepita è un sentiero di realizzazione, è una “Via di Bellezza” che porta alla suprema Bellezza che è suprema Perfezione. Chi segue questa Via, gradatamente potrà percepire e contemplare la Bellezza, l’Armonia, l’Accordo che si svelano mediante la bellezza, l’armonia e l’accordo delle forme-volumi. L’arte deve nutrire il corpo e l’anima del soggetto contemplante.
Platone, Plotino, ecc., la indicano, appunto come Via di realizzazione.
Il vero artista rende visibile l’Invisibile ed educa la corda vibrante dell’Qsservatore alla captazione dell’Invisibile; egli è Maestro, come lo ksatriya è Maestro dell’arte militare. C’è quindi l’iniziazione in riferimento all’ordine dei Mestieri e delle Arti.
Anche l’Amore è una Via di realizzazione, e sotto questo aspetto è un’arte di contemplazione.
….. Se parliamo di Accordo, Armonia, Amore, ecc., è sempre in riferimento al commensurarsi con l’Ordine universale. Il movimento caotico dell’individualità deve accordarsi e armonizzarsi con l’Ordine universale. Amare il Principio significa essere in accordo con la Vita universale.
….. Quando l’arte perde la sua funzione si abbandona all’esaltazione dell’estetica emotiva sentimentale fine a se stessa. Così la religione, quando perde il contatto con la sfera trascendente, si accontenta di dare solo conforto emotivo. Quando la politica perde di vista il Dharma universale si risolve in una demagogia auto affermativa per espandere l’io e la sete istintiva di potenza di un singolo o di più persone. Quando gli Ordini sociali perdono di vista il Principio da cui promanano non può esserci che guerra di classe. Ciò che spesso viene definito sensibilità dell’individuo, non è altro che reazione animale istintuale; anche le piante hanno questo tipo di sensibilità e persino i minerali. Ma l’arte-azione non deve tendere a suscitare reazione, bensì azione promotrice di Accordo, di Armonia e di Bellezza.
Armonia – Bellezza intesa sempre come commensura con l’archetipo ….
…. Armonia è vibrare all’unisono con l’Idea e commisurarsi al Principio e rendere l’archetipo e il prototipo un armonica unità espressiva. Tutto ciò è frutto di intuizione e contemplazione.
Può considerarsi anche la Musica sotto tale prospettiva. Platone (Timeo, 47) dice:
“E l’armonia, che ha moto simile a quello dell’anima, che vive in noi, non deve costituire, per chi, con l’intelletto, si avvale delle Muse, fonte di fatui piaceri, perché essa è stata data dalle Muse per ricomporre e rendere in accordo a se stesso il moto dell’anima che sia venuto disarmonico; e così anche il ritmo, che in noi è privo di misura e di garbo, fu dato dalle Muse per lo stesso fine”.
Pitagora basò la Filosofia sulla legge dell’Armonia.
… Nella società dell’Essere non è solo l’artista ad avere responsabilità ben precise (si è detto che l’artista che ha realizzato tale Arte è un Maestro), ma tutti i membri del corpo sociale perché essi si esprimono in definitiva per mezzo di un’arte-azione.
La vita sociale, imperniata sulla Filosofia dell’Essere, è motivata dalla giusta azione rispondente anche alla tendenza inerente ai guna, mentre la società del divenire è semplicemente motivata e impulsata dall’attivismo, dalla produzione quantistica e dall’affarismo.
La prima tende verso l’alto per poi ritornare in basso e dispiegare l’Idea; ciò implica che la giusta azione è innanzitutto effetto di contemplazione. La seconda, essendo determinata dall’io o dall’istanza individualistica, tende al “fare per il fare”, all’azione, all’autocompiacimento, all’auto espansione piuttosto che alla realizzazione del Sé.
Dalla visione dell’Essere ogni cosa va fatta con Arte da qui ‘la “compostezza”, la “dignità”, il “distacco” che si richiedono nell’azione.
Un imprenditore (vaisya) identificato con il suo lavoro e con i frutti del lavoro come, ad esempio, il denaro, non è in armonia con l’Idea-Principio, non compie la “giusta azione”, non vive con arte, con compostezza, non si adegua alla Filosofia dell’Essere. La sua mente andrebbe rieducata.
… Si parla di arte, di armonia e di bellezza, ma la vita dell’oggi, purtroppo, è caratterizzata dalla violenza e dall’affarismo consumistico a tutti i livelli. Ciò disturba l’ascesi.
…. La violenza è frutto di reazione animale. Dobbiamo trovare il coraggio di affrancarci dalle proiezioni dei persuasori occulti.
….Abbiamo detto che le degenerazioni ci sono state sempre, purtroppo, e non solo nel campo religioso. Ma occorre distinguere ciò che è degenerazione di una Visione, dalla Visione stessa che è di là da ogni conflitto e imperfezione egoica. Ricordiamoci che l’età oscura è incominciata da molto tempo.
Oggi viviamo un attivismo caotico perché l’uomo gradatamente ha perso la Visione e la contemplazione ha perso la vera Arte la sola che possa portarlo all armonia e alla trascendenza sensoriale.
Tutte le attività della società dell’Essere tendono al fine di stimolare l’armonia dell’anima? Hanno una validità educativa di crescita spirituale? Arte Tradizio~zak~ 135
La maggior parte delle attività della società del divenire è promossa dall’io e per l’io, quindi sono attività che nascono e muoiono nella sfera dell’individuato.
Una società il cui operare si esaurisca in un semplice aspetto della totalità dell’Essere, non può non essere monca ed escludente.
Ogni attività motivata dall’io e compiuta per l’io è caratterizzata dalla violenza, dalla competizione, dal profitto, dalla vanità, dall’utilitarismo etico e dall’edonismo. Se l’uomo non subordina il suo agire al Principio, prima o poi si troverà nella confusione mentale e nel disordine sociale. Se l’azione non tende verso la Verità, degenera in attivismo con tutte le conseguenze che ne possono derivare; la società odierna ne sta sperimentando i frutti.
Abbiamo detto che l’imprenditore (vaisya), come il prestatore d’opera (sudra), il politico (ksatriya), ecc., devono considerare il lavoro come mezzo di elevazione, di emancipazione. Sotto questa prospettiva non possono sussistere lo sfruttamento o la coercizione perché ognuno si trova al suo giusto posto. Nel Gita, Arjuna deve combattere (produrre l’azione) per un preciso Dharma universale, non per se stesso in quanto io.
…. L’azione ha una sua funzione; non è poi l’azione in sé che impedisce la realizzazione.
La Filosofia dell’Essere non condivide l’attivismo irrequieto il voler fare per fare, quel muoversi egoico che imprigiona. La contemplazione e l’azione sono due attività dello spirito con loro proprie direzioni. Non sono in opposizione. Dipende dalla “vocazione” personale perseguire l’una o l’altra.
Di là da queste due attività, comunque, c’è l’Essere il cui stato non può essere descritto né in termini di contemplazione nè in termini di azione.
…La contemplazione e azione rappresentano una polarità, ma oserei aggiungere che sono semplici concetti verbali.
Nella sfera del manifestato tutto e azione o movimento, solo che l’azione compiuta sul piano non-formale o principiale è diversa da quella compiuta sul piano formale. Potremmo dire che sono due atteggiamenti coscienziali certamente non uguali, ma nemmeno opposti o escludentisi.
Se si tende più alla Realizzazione che a difendere le preferenze egoiche, occorre cercare di percepire l’Armonia dappertutto; è solo la mente che interpreta in termini di superiore e inferiore, di grande e di piccolo, di maggiore e minore, di comandante e subalterno. Le guerre spesso avvengono per difendere un principio di superiorità.
….l’intuizione è quella che spazia di là dal sensibile e dal pensiero discorsivo, che affonda le sue radici nell’eterno principiale.
Contemplazione è qualcosa di più; risponde al samadhi vedantico; contemplare è vedere.
… Secondo la Filosofia dell’Essere l’attività dell’artista si risolve nel percepire i “modelli” dell’Essere e nel “manifestare” il corpo, il supporto, la forma d’espressione . Ciò è un atto d’intuizione e di creazione.
Dio pensò in se stesso idee giuste e le creò; l’artista fa lo stesso: in sé percepisce le Idee e crea il conseguente veicolo di manifestazione. Per ritrovare il Bello, l’Anima non deve guardar fuori, non deve estrovertirsi ma, astraendosi dal sensibile, deve ritornare in se stessa e percepire così l’Accordo – Armonia consustanziale alla sua natura.
La filosofia del divenire, invece, concepisce l’arte come imitazione o ricreazione delle forme della natura, secondo lo stile individuale dell’artista. In altri termini, l’artista guarda più all’esterno che all’interno di sé, e fissa solo le “copie” della Realtà, le “ombre” senza vita.
Con la prima visione egli è libero sul piano creativo formale, mentre con la seconda è sempre condizionato dalla natura già “formata”, oggettivata.
Però (l’artista) imita sempre il mondo delle Idee; (infatti) per non servirsi del mondo delle Idee occorre che lo stesso artista si ponga fuori della natura dell’Essere, ciò che, ovviamente, è impossibile.
Insistiamo nel dire che egli eguaglia il grande Architetto o Artista divino, ma non può porsi fuori o sopra la Realtà.
Si deve aggiungere che, in linea di massima, l’arte profana non comunica le Idee, ma è semplicemente suscitatrice di mere eccitazioni o stimoli emotivi, spesso anche istintivi: il video, il cinema e la stessa letteratura rappresentano generalmente strumenti provocatori di reazioni istintuali e sentimentali. Ogni cosa viene “creata” per suscitare piacere, quindi sensazioni, più che Idee e principi. E l’arte, nascendo dalla stessa sfera del sentimento, diventa conseguentemente individualista, soggettiva, egoista, competitiva.
Dall’arte si dovrebbe escludere ogni esibizionismo individuale.
L’artista iniziato, e così il Rsi o il Realizzato, si esprime anonimamente; per mezzo dell’arte, con il giusto contemplare e agire egli svela il Vero – Bello.
Il Bello, naturalmente, non è quello che piace ai sensi, né il Giusto è ciò che può concepire l’io nella sua valutazione personale, contingente e utilitaristica (si mediti su ciò).
Così, per “sensibilità” non intendiamo sensibilità emotiva-reattiva, ma sensibilità agli Intelligibili.
L’io valuta in termini di piacere-dispiacere, attrazione-repulsione, ma non è con questa condizione che possiamo “creare”, e quindi adeguatamente stimolare.
Ogni discepolo può essere un artista (infatti) Plotino afferma che il contemplante:
«…offre, si può dire, se stesso quale materia, lasciandosi plasmare nella forma della cosa vista, ed è allora solo in potenza lui stesso».
Il più grande capolavoro della vita è rappresentato da questo movimento di realizzazione. L’Idea è l’Essere, la Bellezza (Armonia) è il Vero più intimo che plasma tutte le cose e al quale ogni anima profondamente aspira. Qualunque attività esplicativa umana rappresenta una freccia diretta verso quest’unico obiettivo. Se la freccia viene deviata, l’azione rimane un agire caotico, infruttuoso, illusorio.
L’azione veramente “originale” s’ispira all’Origine, alla Norma, al Principio, alla Conoscenza (Cit) suprema.
…. Se l’arte è inerente all’uomo, essa deve svelare la Conoscenza che rappresenta la caratteristica dell’Essere, anziché il sentire e il piacere che sono caratteristiche dell’animale.
Se viene coinvolto il sentire, ciò è solo un accidente.
…. L’uomo è nous (intelletto, da non confondere col manas o dianoia) è quindi suo compito svelare contenuti noetici rivestiti di forme adeguate.
La commensura o l’Armonia che deve realizzare fra Idea ed espressione è opera d’arte. Ne consegue anche che l’arte deve esprimere il Vero che è appunto, pertinente alla noesi dell’uomo.
… L’arte non è scissa dalla realizzazione, anzi ne è un mezzo; ogni azione deve tendere alla realizzazione dell’individuo (Telos). Quindi occorre distinguere tra l’abilità tecnica o virtuosa pura e semplice e l’effettiva realizzazione del contemplare e poi modellare. Non basta così avere l’abilità parolaia per essere un poeta della tempra, ad esempio, di Dante.
…. La creazione rimane sempre un atto libero, spontaneo e innocente. Si tenga presente che è sempre l’artista a contemplare e plasmare le forme.
… Diremo che ci troviamo di fronte ad un’arte i cui contenuti sono di ordine universale, principiale, non profano o d’imitazione del naturato, dell’oggettivato.
Ogni opera d’arte si sviluppa intorno ad un “seme” (la musica ha il suo tema intorno a cui viene creata la struttura musicale) che dovrebbe essere di ordine trascendentale, ma che viene portato nella nostra sfera tridimensionale dall’artista e quindi rivestito di una forma, o corpo adeguato. Nel nostro mondo possiamo percepire e comprendere solo attraverso concetti e forme. Se il seme fluisce dall’eterno, allora la pittura, la scultura, ecc., sono immortali.
… L’intuizione dell’artista, di cui generalmente si parla, è intuizione subconscia; la sua è un’ispirazione di ordine sensoriale maturata nell’ambito del “sentire emotivo”.
Nella ritrattistica tradizionale, ad esempio, si cerca di cogliere la qualità espressiva del soggetto, la funzione determinata dai guna, l’aspetto dinamico dell’anima che cerca di manifestarsi. Spesso l’icòna del Cristo rappresenta non un fedele ritratto delle sue sembianze, ma ciò che il Cristo può dimostrare nella sua condizione vivente, dinamica, vitale. La sakti, o natura, viene colta nel suo aspetto “creativo”, nel suo stato “naturante”, mentre l’arte profana coglie la natura nel suo aspetto “naturato”, oggettivato, statico, morto.
…. In un certo senso abbiamo così un ritratto dell’anima, perché il corpo non è altro che un semplice strumento mediante cui l’uomo vero, reale cerca di esprimersi.
Così, se si vuole dipingere o scolpire, ad esempio, il volto di una persona, si possono avere due differenti approcci. L’uno consiste nel cogliere soprattutto il dàimon che sta dietro la maschera-volto; ciò implica cogliere l’uomo vero, reale, essenziale, nella sua dimensione creatrice. L’altro consiste nel cogliere solo la maschera-volto, la sembianza statica, priva di vita, di Eros divino; qualche volta a tale maschera, o fotografia, si può offrire l’intenzione psicologica, che rimane però sempre nell’individuato.
Se per reale intendiamo ciò che sottostà alle forme, dovremo dedurre che l’arte della Filosofia dell’Essere è “realista”. Un Tempio ideato tradizionalmente rappresenta il simbolo di una realtà cosmica. Un ‘opera d’arte così concepita, per quanto posta nel Tempo-spazio, può portare il “contemplante” di là dal tempo-spazio. Al limite e sotto questa prospettiva, possiamo dire che l’arte è una zattera che conduce l’individuo nel mondo dei Significati, delle Cause, dei Principi, delle Idee, della Realtà sovraindividuale. Come può notare, l’arte – nel mondo individuato – ha una funzione essenziale e una potenza stimolante da produrre il samadhi, l’estasi.
… Possiamo dire solo che 1’arte come viene concepita normalmente pone l’attenzione su “gusci” privi di ani ma (si vedano le nature morte) usa fotografare non crea re; l’arte della Filosofia dell’Essere invece pone l’attenzione sulla vita che anima quei gusci ciò implica come abbiamo già fatto notare, che un vaso, una musica, un ritratto o un tempio costruito secondo i canoni dell’Arte mettono in comunicazione con la realtà universale, sono trasmettitori di energie, di influssi atti a determinare specifici effetti nel cuore del contemplante. Una tale creazione e uno strumento di risonanza con la vita cosmica universale.
… Non vi sono individui superiori o inferiori ad altri. Vi sono persone qualificate per svolgere particolari compiti. Anche per fare il contadino occorrono determinate qualificazioni, delle attitudini che sono sempre inerenti ai guna. Un serio contadino deve avere una spiccata sensibilità ai ritmi energetici planetari, ai ritmi vitali di altri pianeti e a quelli del terreno, deve saper accostare in modo armonico le stesse piante; deve avere una scienza astrologica adeguata e un amore che dev’essere percepito dalle piante e dall’ambiente. Un contadino inoltre deve conoscere la psicologia degli animali; deve saper intuire il “giusto compimento” dell’opera perché deve trovarsi nel “giusto rapporto” con la natura circostante. Il contadino tecnologico della società del superconsumismo e supersfruttamento usa solo violenza alla zolla di terra, alle piante, agli stessi animali; non è dunque un Artista. In che senso un artista dell’agricoltura può essere inferiore ad altri? Ciò che conta è che ognuno adempia bene il proprio dharma, il proprio dovere.
… Padrone e schiavo sono concetti creati dall’individualità dominatrice, esclusivista e assetata di compensazioni. Nell’Essere indiviso non ci sono dualismi, non ci sono distinzioni, non ci sono padroni e servi. … Se lungo il tempo, in ogni campo dell’espressione umana, vi sono stati sfruttatori e dittatori solipsisti, ciò non vuol dire che simili storture non possano correggersi.
…. Non vi sono inferiori e superiori, grandi e piccoli … perché questi corrispondono sempre a punti di vista, ma vi sono qualità che si esprimono mediante uno strumento o corpo di manifestazione. In altri termini, la natura si svela con indefinite modalità esistenziali, le quali rientrano tutte nell’economia e nell’Armonia della Vita.